Punto e a capo n. 63
5 news di tecnologia – rubrica di Claudia Giulia Ferrauto
1. Giornalismo AI: rivoluzione o illusione?
Dal 18 marzo 2025, Il Foglio Quotidiano, guidato da Claudio Cerasa, pubblica quattro pagine scritte interamente da IA: 22 articoli e 3 editoriali. Un esperimento che rompe il silenzio italiano su una tecnologia già usata altrove – da Associated Press (report finanziari) a Reuters e ANSA – per traduzioni, trascrizioni e analisi dei lettori. All’estero, linee guida etiche regolano l’AI, con i giornalisti a supervisionarla. Pina Debbi (TG La7) vede nella collaborazione uomo-macchina un potenziamento, non una sostituzione, ma in Italia prevale la paura. Nel frattempo Il Foglio AI ha conquistato l’attenzione globale: Guardian, NYT, Reuters e altri ne discutono, tra elogi e critiche. I primi risultati? Articoli logici, ma con errori e poca profondità. È un pharmakon platoniano: rimedio o veleno?
E se il prossimo scoop fosse totalmente inventato? Ne parliamo QUI.
2. USD1: la Cripto di Trump contro l’Euro Digitale
Il 25 marzo 2025, Donald Trump lancia USD1, una stablecoin ancorata al dollaro, tramite World Liberty Financial (WLFI), controllata al 60% dalla sua famiglia. Obiettivo: rafforzare il dominio economico USA con una moneta digitale stabile, garantita da dollari e Treasuries, gestita su blockchain come Ethereum. WLFI, con soci come i figli di Trump e il cripto-magnate Justin Sun, ha raccolto 550 milioni vendendo token $WLFI, ma i profitti finiscono in gran parte ai Trump, sollevando dubbi su conflitti d’interesse. USD1 punta a governi e banche, sfidando Tether e USDC, mentre un ordine esecutivo del 2025 e il GENIUS Act ne supportano l’ascesa. L’Europa risponde con l’euro digitale, annunciato da Fabio Panetta della BCE, un progetto pubblico per contrastare la “dollarizzazione digitale”. Critiche? USD1 manca di trasparenza e sicurezza (vedi il caso Signal), mentre l’euro digitale potrebbe essere rallentato dalla burocrazia. Una guerra di valute digitali è iniziata.
E se dietro USD1 ci fosse un piano più grande di quanto immaginiamo? Se vuoi saperne di più QUI.
3. Il Medico AI: Genio o Pericolo?
L’intelligenza artificiale (IA) come ChatGPT o Grok sta diventando il “dottore” di milioni di persone, ma è una rivoluzione o un rischio? Aureliano Stingi, biotecnologo e oncologo, il 24 marzo 2025 su X avverte: l’IA non è un medico. Studi mostrano che, se eccelle con termini tecnici (89% di accuratezza), crolla col linguaggio comune (43%) e raramente consiglia visite reali. Le “allucinazioni” (risposte inventate) e l’incapacità di cogliere il contesto umano la rendono inaffidabile per diagnosi complesse.
Eppure, Bill Gates, il 4 febbraio 2025 a The Tonight Show, prevede un futuro dove l’IA sostituirà i medici, offrendo “consigli gratuiti” a tutti. Il British Medical Journal segnala un boom di autodiagnosi tra i giovani (+25% nel 2025), ma Stingi è cauto: la salute richiede empatia e esperienza, non solo algoritmi. L’IA può aiutare i medici, ma sostituirli è un sogno lontano (o un incubo) se a gestirla saranno colossi tech con interessi economici.
E se il prossimo errore dell’IA fosse la risposta alla tua domanda? Vai all’approfondimento QUI.
4. AI Distillata: Progresso o Furto Tecnologico?
La distillazione nell’AI trasforma modelli complessi e costosi in versioni leggere ed efficienti, come un maestro che insegna a uno studente agile. Un LLM “maestro” trasferisce sapere a un modello “studente”, rendendo l’AI più accessibile, meno energivora e utilizzabile su smartphone. Ma c’è un lato oscuro: big tech come OpenAI temono che i loro investimenti siano “distillati” da altri, come DeepSeek, startup cinese sospettata di copiare know-how occidentale. È innovazione o furto?
E se la prossima battaglia dell’AI si combattesse non nei laboratori, ma nei tribunali? La cosa si fa seria QUI.
5. Fuga di Segreti: La Chat che Ha Svelato la Guerra
Siamo a metà marzo 2025, quando Jeffrey Goldberg, direttore di The Atlantic, riceve su Signal un messaggio shock: Pete Hegseth, Segretario alla Difesa USA, gli invia dettagli di un attacco imminente nello Yemen. Due ore dopo, le bombe cadono su Sana’a. Tutto inizia l’11 marzo, quando Goldberg entra (forse) per errore in una chat criptata con JD Vance, Marco Rubio e altri vertici dell’amministrazione Trump. Il gruppo “Houthi PC small group” discute piani operativi: droni, Tomahawk, l’uccisione di un leader Houthi. L’uso di Signal, non autorizzato per segreti di Stato, viola norme federali. La Casa Bianca ammette l’autenticità ma minimizza, e The Atlantic pubblica le prove, smentendo Trump.
E se dietro ci fosse più di un semplice sbaglio? Scopri i retroscena QUI.