Una scuola libera è di libero mercato
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Riccardo Canaletti
L’articolo di Demetrio Marra, uscito l’8 luglio per la rivista «La ricerca», pone la questione fondamentale del futuro della scuola. In particolare, si suggerisce una virata specifica del sistema scolastico in favore di quelle battaglie tipiche dei Social Justice Warrior e che vengono, un po’ troppo facilmente, definite “il politico”. Questo politico che dovrebbe tornare nelle scuole, visto come anello di congiuntura tra l’ambiente dell’istruzione e l’esterno, la vita reale, è – com’è chiaro leggendo il pezzo di Marra – un politico di parte (ed è del tutto legittimo; sarebbe, anzi, strano, che non fosse così). Cosa si chiede alla scuola del futuro? Principalmente tre cose: libertà di critica e libera gestione della conoscenza fornita; sensibilizzazione verso i problemi dell’attualità, declinati attraverso le correnti dominanti di critica del sociale quali il femminismo, l’ecologismo, ecc.; e la possibilità che gli studenti e i docenti tornino a essere protagonisti della vita scolastica, avendo voce in capitolo nelle scelte che la riguardano. In quest’articolo cercherò di mostrare come le prime due istanze (libertà di critica e sensibilizzazione politicizzata) siano in contraddizione. Inoltre, suggerirò che una vera libertà di critica sia possibile solo in un contesto concorrenziale. Infine, grazie al principio di homestead proposto in un articolo di Rothbard del 1969, trovando anche un punto di incontro con quanto detto da Marra, suggerirò che l’intuizione secondo cui la scuola (pubblica) sia degli studenti e debba tornare a loro è legittima (ma, vista l’importanza dell’argomento, che richiederebbe un altro articolo, ho scelto semplicemente di accennarlo senza poi approfondire).