24
Dic
2009

Il fallimento di Copenhagen, l’illusione di Kyoto. Di Corrado Clini

Riceviamo da Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente, e volentieri pubblichiamo.

Quando nel settembre 1999 il Senato USA, all’unanimità, aveva respinto la proposta del presidente Clinton di  ratifica del Protocollo di Kyoto, e dopo che nel dicembre 2000 si era consumata la rottura tra USA e Europa in occasione della COP6 dell’Aja, la comunità internazionale avrebbe dovuto ricercare una strada diversa da quella del Protocollo per affrontare l’emergenza globale dei cambiamenti climatici: questo avrebbe dovuto essere in particolare l’obiettivo dell’Unione Europea, che aveva la leadership internazionale sui cambiamenti climatici. Read More

23
Dic
2009

E se i vescovi fermassero Obama?

A leggere l’analisi di Aldo Rustichini su Noisefromamerika la riforma sanitaria di Obama è da bocciare, senza appello. “Una riforma voluta dai politici per i politici”.
Certo, è vero, alla fine il Senatore Nelson, ultimo voto utile per raggiungere i 60 senatori e bloccare il filibuster, ne ha ricavato una mega esenzione da  milioni di dollari per il Nebraska. E Michael Gerson, senza mezze parole, lo ha chiamato “venduto”. Read More

23
Dic
2009

Caro Marchionne, veniamo a chiederti di restituirci il favore

Figurarsi se su questo sito poniamo in discussione la legittimità delle scelte di un’azienda rispetto ai propri investimenti. Ma nel caso della Fiat e dello stabilimento di Termini Imerese la forza di gravità del mercato è in qualche modo sospesa: lo ricordava Oscar Giannino, la presenza degli incentivi pubblici alla rottamazione, di cui la Fiat è somma beneficiaria, autorizza la politica ed i sindacati ad avanzare richieste e a pretendere risposte dal Lingotto. L’aiuto pubblico è un patto col diavolo per chi lo accetta, nel bene e soprattutto nel male.

E allora, se fossi il ministro dello Sviluppo economico, non mi trincererei dietro nobili e ‘liberali’ astensioni dalla questione, banalmente perché la vicenda di Termini Imerese non si svolge in un contesto di mercato, ma in un ambiente pesantemente inquinato di statalismo. Read More

23
Dic
2009

Guadagnare in borsa

Se la borsa sale moltissimo in poche ore e voi siete in una birreria ai tempi di Weimar, siete diventati più ricchi? No, perché il prezzo di un boccale di birra notoriamente saliva fra una bevuta e l’altra. Dunque l’ascesa dei corsi va depurata dalla crescita dei prezzi. Uno è diventato più ricco se compra più beni e servizi, non se ha un maggior patrimonio nominale.

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23
Dic
2009

A Natale sono tutti più buoni?

Di recente ho scritto due post sulla politica economica. Nel primo citavo alcune affermazioni di Paul Krugman, che oggi fa il verginello, ma che sette anni fa difendeva proprio le politiche disastrose che ci hanno portato dove stiamo ora. Nel secondo facevo invece notare come strumenti concettuali che si possono studiare in qualsiasi corso di microeconomia di base possono spiegare cosa sta succedendo nei mercati finanziari e quale sia stato il ruolo (negativo) dei governi in questo disastro. Nei commenti parlavo anche dell’irrilevanza delle teorie newclassiche (chissà se si parlerà di “Monsurrò critique” per questo tipo di irrilevanza), che dicono “tanto quelle cose non hanno effetto”. Mi sono però reso conto che avevo tralasciato di parlare male di qualcuno: dei monetaristi. E’ giunta l’ora di spiegare quindi perché quando sento qualcuno dire che il problema è che “M non aumenta abbastanza” (in altre versioni del monetarismo: “MV non aumenta abbastanza”) mi viene voglia di sbattere la testa sul tavolo.

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23
Dic
2009

Eleuterio Tomassi: per vie tortuose, verso il “diritto penale minimo”

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Eleuterio Tomassi, nella speranza che per una volta il legislatore possa fare un passo verso le tesi del “liberista italiano medio”.

Le riforme liberiste percorrono vie tortuose nel nostro paese: tra queste, è da segnalare ora la depenalizzazione di fatto di buona parte del diritto dell’economia: un’operazione che, per un caso eclatante di eterogenesi dei fini, consentirebbe di approdare finalmente e inaspettatamente, in Italia, a quel “diritto penale minimo” caro ai liberali di ogni paese. Con le norme sul processo breve in discussione in Parlamento, diverrebbero di fatto impunibili quasi tutti reati dei colletti bianchi: dal falso in bilancio all’usura impropria, dalla bancarotta semplice all’ostacolo all’attivita’ di vigilanza, dalla gestione infedele all’abusiva attività bancaria; dall’infedeltà patrimoniale al ricorso abusivo al credito: e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Se si fosse provata la strada maestra di un’abrogazione pura e semplice delle varie norme penali, non si sarebbe andati da nessuna parte: le Associazioni dei consumatori si sarebbero inalberate, le grida dei magistrati non si sarebbero potute etichettare come sguaiati e antidemocratici attacchi al Presidente del Consiglio e al Governo votato dal popolo, le Autorità di vigilanza avrebbero forse fatto sentire la propria voce per preservare la tutela penale degli interessi per la cui difesa sono state create, e così via. Peccato solo che sotto la tagliola del processo breve finiscano pure reati che un liberista italiano medio (ma ovviamente l’affermazione è discutibile) preferirebbe continuassero a essere perseguiti: appropriazione indebita e truffa, solo per fare due esempi. Ma si sa: il meglio e’ nemico del bene!

Le riforme liberiste percorrono vie tortuose nel nostro paese: tra queste, è da segnalare ora la depenalizzazione di fatto di buona parte del diritto dell’economia: un’operazione che, per un caso eclatante di eterogenesi dei fini, consentirebbe di approdare finalmente e inaspettatamente, in Italia, a quel “diritto penale minimo” caro ai liberali di ogni paese.
Con le norme sul processo breve in discussione in Parlamento, diverrebbero di fatto impunibili quasi tutti reati dei colletti bianchi: dal falso in bilancio all’usura impropria, dalla bancarotta semplice all’ostacolo all’attivita’ di vigilanza, dalla gestione infedele all’abusiva attività bancaria; dall’infedeltà patrimoniale al ricorso abusivo al credito: e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
Se si fosse provata la strada maestra di un’abrogazione pura e semplice delle varie norme penali, non si sarebbe andati da nessuna parte: le Associazioni dei consumatori si sarebbero inalberate, le grida dei magistrati non si sarebbero potute etichettare come sguaiati e antidemocratici attacchi al Presidente del Consiglio e al Governo votato dal popolo, le Autorità di vigilanza avrebbero forse fatto sentire la propria voce per preservare la tutela penale degli interessi per la cui difesa sono state create, e così via.
Peccato solo che sotto la tagliola del processo breve finiscano pure reati che un liberista italiano medio (ma ovviamente l’affermazione è discutibile) preferirebbe continuassero a essere perseguiti: appropriazione indebita e truffa, solo per fare due esempi.
Ma si sa: il meglio e’ nemico del bene!
22
Dic
2009

La ricetta Fiat: mani sciolte da liberista, tasca piena da statalista

Oggi a palazzo Chigi, di fronte a governo e sindacati, Sergio Marchionne è stato all’altezza della sua fama. Quella di prendere il toro per le corna. Senza tale dote, Marchionne non sarebbe riuscito a rilanciare Fiat dal fallimento all’utile, né sarebbe stato preso sul serio da Obama per ripetere in grande l’operazione alla scassatissima Chrysler americana, con l’obiettivo di restituirle il 15% del mercato domestico Usa dal 7% in cui è precipitata. Ma nell’incontro di oggi all’ordine del giorno non c’era la sostenibilità finanziaria e industriale del piano Fiat-Chrysler, i 21 modelli tra nuovi e rinnovati nuovi un quadriennio sommando le due case, con la discesa da 11 a 7 piattaforme di cui 3 condivise con Fiat nel segmento medio-alto, il trapianto americano dei diesel, del Multiair e delle trasmissioni Fiat, e via continuando. Il confronto era su un punto solo: il basso utilizzo degli stabilimenti e degli occupati Fiat in Italia. La risposta torinese non mi piace: mani sciolte da liberista, ma a tasca piena da statalista. Read More