Non sarà ancora imminente, anche le prime belle giornate di sole sono qui a ricordare che la stagione estiva non è neppure così lontana. Ed è facile allora che il pensiero di chi già si vede vacanziero corra alle tonalità turchesi e bianchissime di una spiaggia, magari in Sardegna, magari quella famosissima della Pelosa (Stintino), singolare emblema della bellezza estiva del creato ma anche della sua caducità, alla luce degli effetti disastrosi di cui la natura stessa è capace d’inverno. E del colpevole aiuto che alla distruzione è offerto dallo statalismo e dall’ottusità di una certa cultura ambientalista.
Detto brutalmente, la spiaggia della Pelosa rischia seriamente di «sparire» a causa «dell’erosione costiera» che «di anno in anno porta via metri di arenile». L’ultimo a lanciare l’allarme è l’On. Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, che ieri ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Read More
Il settore dell’economia USA maggiormente drogato dal credito facile della banca centrale e dalle garanzie sul credito immobiliare date dal settore parapubblico era entrato in crisi nel 2007 e subito i marines della Fed erano intervenuti per riparare il loro giocattolo preferito. Ora, grazie all’intervento provvidenziale di Mr Bernanke, il settore sembra aver ricominciato a crescere a livelli irragionevoli, come si evince da questo grafico dei profitti delle imprese finanziarie e non finanziarie USA negli ultimi 40 anni. Cominciati a crescere beyond trend negli anni ’80 (forse per la deregulation, forse per la Greenspan Put ai suoi inizi, chissà…) ed esplosi negli ultimi dieci anni… ora finalmente potranno riesplodere. Ai prossimi fuochi di artificio: forse non presto, ma l’illusione di un’economia funzionante dove il credito è manipolato sistematicamente dalle autorità pubbliche prima o poi finirà. Male.
Da Stefan Karlsson.
PS Il commento di Karlsson spiega tutto quanto è necessario per capire la macroeconomia: le banche vengono premiate per prendere soldi a costo zero dal settore pubblico e investirli a rischio zero presso il settore parapubblico (le GSE che garantivano, nel 2007, il 50% dei mutui americani).
Dopo anni di sconfitte dovute a motivi di volta in volta indicati come “eccezionali e imprevisti” – una volta l’extra deficit ereditato, poi l’11 settembre 2001, poi la bolla internet nei paesi Ocse, poi la crisi 2007-2009, e sempre naturalmente il gettito da assicurare in costanza di esercizio rispetto agli impegni europei – personalmente l’ottimismo della volontà mi resta tutto, ma il pessimismo della ragione mi induce a riconoscere che non nutro più alcuna fondata aspettativa che l’attuale centrodestra abbassi significativamente la pressione fiscale. Questo non significa affatto che cambi idea in ordine all’importanza di un energico abbassamento del suo peso, per determinare tre obiettivi: più crescita nel nostro Paese, condizione necessaria anche per colmare almeno in parte i gap storici tra Nord e Sud; rendere meglio sostenibile il bilancio e il debito pubblico, che altrimenti ci obbligherà a maggiori prelievi; nonché per una decente sostenibilità dei conti intergenerazionali, destinati altrimenti entro 10-15 anni a inabissarsi per i pochi attivi sul totale della popolazione anziana. Read More
C’è stato bisogno di un secondo round all’Eurogruppo, domenica 11 aprile, per tentare di evitare ciò che di nuovo era divenuto pressoché inevitabile, cioè la caduta a giorni della tenuta greca nell’eurosistema. In 48 ore, il giovedì e venerdì precedenti, agli occhi di chiunque segua professionalmente i mercati si era manifestata un’onda tale che con certezza avrebbe infranto il malcerto frangiflutti posto tre settimane prime dai Paesi dell’euro. I volumi di scommesse sui CDS ellenici erano diventati tanto forti, con il premio al rischio saltato a 440 punti base e il record di spread sul decennale tedesco battuto praticamente ogni ora, che entro il 7 maggio il fenomeno sarebbe divenuto incontenibile. Il mercato purtroppo aveva una data, entro la quale esercitare tutta la sua pressione, la data del voto in un Land tedesco entro la quale il governo Merkel non poteva che continuare a ripetere che in nessun caso si sarebbe proceduto ad alcuna decisione aggiuntiva, oltre a quella del mese precedente che aveva delineato un confuso meccanismo misto di teorici prestiti bilaterali ad Atene, da parte di ciascun Paese dell’euro in proporzione congiunta al peso rappresentato nel capitale della BCE e in quello del FMI. Naturalmente, i fatti si sono incaricati di dimostrare che i tedeschi sbagliavano, come puntualmente era stato scritto all’indomani del primo faticoso eurocompromesso. Read More
Per qualcuno – cito a memoria – il male assoluto sono state le leggi razziali fasciste, per qualcun altro (Mina Giannandrea, presidente della neonata Federstrade, intervistata dalla redazione romana del Corsera) sono i centri commerciali. Così van le cose.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sposa in pieno la tesi della Giannandrea: “Bloccheremo i centri commerciali. Sono nati oltre ogni limite. Nei cambi di destinazione d’uso, relativi al piano caso, azzereremo le cubature commerciali”. Dopo i tassisti e gli avvocati, ecco la nuova lobby de noantri: i negozianti di quartiere.
Poco prima delle feste ho letto un articolo di Stratfor, una rivista di analisi strategica, sui rapporti commerciali tra USA e Cina. Normalmente gli articoli di Stratfor mostrano una buona comprensione delle dinamiche economiche, ma nel caso dei rapporti USA-Cina sono stati commessi degli errori di valutazione economica che inficiano anche la validità dell’analisi geopolitica.
Degli incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica penso tutto il male possibile. Perché sono antieconomici e producono una quantità risibile di energia, come dimostra il caso della Germania, sempre incredibilmente citato come esempio virtuoso, dove
le installazioni di nuovi moduli fotovoltaici nel solo anno 2009 sono costati ai consumatori oltre 10 miliardi di euro, e così sarà per il prossimo ventennio. E questo per immettere sulla rete elettrica lo 0,3% della domanda nazionale, praticamente nulla. Per tutti i pannelli installati prima, gli incentivi ammontano a oltre €30 miliardi
A distanza di 24 ore dall’annuncio di accordo tra Renault-Nissan e Daimler è possibile fare delle riflessioni a freddo.
Lo scambio azionario del 3,1 per cento tra le due case automobilistiche è certamente importante, ma lo sono ancora di più le sinergie che i gruppi potrebbero beneficiarne.