2
Apr
2013

S’io fossi saggio

S’io fossi saggio cercherei di capire dove più declino. E anche che con troppo debito si fallisce; il che, a volte, è incompatibile col crescere.

E dunque primo punto una spending review seria, di dettaglio, e financo feroce. E lavorare ad una legge che regga al vaglio della Costituzione e ti faccia vendere un po’ di patrimonio pubblico. La Caserma Passalacqua senza certezza della volumetria utile e del cambio di destinazione d’uso non te la compra nessuno; e però se la caserma non ti serve più ed è solo un costo dovrebbe essere possibile (?) impedire che le autonomie locali ti vetino cambio e volume.

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28
Mar
2013

Rehn, Tajani, i debiti della PA e le regole di contabilità pubblica

La questione dei debiti pregressi della PA verso i fornitori e gli eventuali effetti sul disavanzo pubblico derivanti dal loro pagamento è nello stesso tempo di difficile comprensione e di elevato interesse. Val dunque la pena di ritornarci sopra a breve distanza dal precedente post. La questione sembra essere nata il 18 marzo a seguito di una dichiarazione congiunta dei Commissari UE Rehn e Tajani che l’ANSA così riportava: Read More

28
Mar
2013

Afrodite

Massicce dosi di stampa geoplitica sul gas di Cipro.

Se Afrodite è davvero solo 200 miliardi di mc di riserve, il valore atteso della produzione è (caso ottimistico) sui 40 miliardi di Euro. Assumendo un profilo di produzione flat su 10 anni (e sarà invece declining su 15 -20) il valore della produzione in Euro costanti è di 4 miliardi all’anno. Ad essere buoni, la quota che resta allo Stato tra profit sharing e tasse facciamola al 40%. 1,6 miliardi all’anno (meno all’inizio, e sensibilmente di più alla fine; ma semplifichiamo). Se hai un debito di 16 e un rating dalle parti di una qualche C, con 1,6 ci paghi giusto gli interessi.

Posto che al netto della querelle internazionalpolitica Afrodite non ti va in produzione prima del 2018, e al lordo magari non prima del 2020, qualcuno mi spiega di che cosa stiamo parlando?

26
Mar
2013

La linea rossa – di Gerardo Coco

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Gerardo Coco.

La crisi di Cipro sembra prefigurare l’inizio di ciò che potrebbe accadere su scala europea, come la crisi della grande banca viennese Kreditanstalt nel 1931 fu l’inizio del processo di distruzione economico finanziaria che caratterizzò la Grande Depressione. Due anni prima del crack un economista austriaco aveva rifiutato la carica di dirigente presso questo istituto perché, come scriveva alla fidanzata: “siamo alla vigilia di un grande crollo e non voglio che il mio nome ne sia compromesso” Quell’economista si chiamava Ludwig von Mises. (Margit von Mises, My Years with Ludwig von Mises, Arlington House, 1976, p. 31). Già diciannove anni prima, nel 1912 aveva pubblicato la Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione, opera che anticipava le modalità del collasso del sistema finanziario e l’inevitabilità della depressione. Mises non era un indovino ma basava le sue previsioni su una solida teoria cui nessuno prestò attenzione perché, allora come ora, si preferiva credere alla favola che la semplice espansione del credito possa moltiplicare all’infinito capitali e ricchezze per pagare debiti illimitati. Si tratta invece di un raggiro monetario che prima o poi supera quella linea rossa oltre la quale si innesca un processo irreversibile che Mises ha così descritto: “Non vi sono mezzi per evitare il collasso finale di un espansionismo eccessivo prodotto dal credito. L’alternativa è soltanto che la crisi si presenti prima come risultato del volontario abbandono ad espandere ulteriormente il credito, o successivamente, come catastrofe finale e totale del sistema monetario interessato” (Human Action, 1963 p. 572).

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25
Mar
2013

Rimborsare 70 mld. di debiti P.A. non crea 1 euro di deficit in più

Spero che gli studenti che sono stati miei allievi al corso di Finanza Pubblica della Bicocca in questi anni non abbiano letto i giornali odierni in tema di deficit pubblico dell’Italia e rimborso dei debiti commerciali della P.A. Se lo hanno fatto penseranno che io abbia raccontato loro delle frottole oppure, in alternativa, che la Commissione U.E. e il Governo italiano non conoscano le procedure contabili di finanza pubblica. Ecco un breve estratto (il grassetto è mio) di ciò che potrebbero aver letto, tratto dal Sole 24 Ore di oggi: Read More

25
Mar
2013

Lavoro: se dovesse cadere anche l’alibi cinese

“Le fabbriche cinesi fanno fatica a tenere la loro forza lavoro” è il titolo di un articolo pubblicato qualche giorno fa dal Financial Times (FT). Sono diversi i motivi che riducono la forza lavoro che le manifatture cinese possono impiegare. Il primo è una conseguenza delle politiche di restrizioni alle nascite: nel 2012 per la prima volta la popolazione cinese in età da lavoro (15-59) si è ridotta. Secondo motivo: con il benessere sono cambiate le preferenze dei lavoratori (FT, Quality of life: discovering the joys of free time). I dipendenti cinesi richiedono condizioni di lavoro migliori, organizzano scioperi per ottenerle e molti giovani non vogliono più lavorare nell’industria, ma gestire una propria impresa o lavorare nel terziario (FT, China: beyond the conveyor belt). Infine, alcuni interventi del Governo cinese aumentano il costo del lavoro; Pechino, ad esempio, vorrebbe innalzare il salario minimo (FT, Beijing vows to raise minimum wages).  Read More

21
Mar
2013

Se lo Stato controlla se stesso

L’obiettivo di  “avviare una seria razionalizzazione  della spesa pubblica, che faccia della spending review non già lo strumento eccezionale per stringere i bulloni, ma uno strumento ordinario di controllo della spesa che prenda le mosse dalla definizione (…) delle spese realmente necessarie”[1] richiede che, al di là degli ambiti specificamente considerati dal legislatore, ciascuno di noi avvii qualche riflessione al riguardo, anche traendo spunto dal quotidiano.

Se è vero che ogni duplicazione di attività comporta uno spreco di denaro ed energie per chi la effettua, ciò è a maggior ragione grave se la duplicazione avviene ad opera dello stesso soggetto. Se quest’ultimo è lo Stato, se detta duplicazione è finalizzata a controllare, oltre ai propri dipendenti, anche paradossalmente se stesso e, infine, se l’obiettivo di tale duplicazione di attività è la riduzione di quella spesa pubblica che essa stessa va per altro verso a incrementare, la contraddizione di un sistema così strutturato è palese.

 

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