6
Set
2013

Bitcoin: la via d’uscita dal controllo monetario centralizzato — di Martin Vlachynsky

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Atlas Network.

Nel corso della crisi finanziaria, i governi occidentali hanno fatto ricorso a interventi monetari senza precedenti. Alleggerimenti quantitativi (quantitative easing), minore privacy, controllo sui capitali e criminalizzazione delle transazioni in contanti hanno costretto le persone a cercare una moneta migliore. Per fortuna, vi sono possibili alternative.

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5
Set
2013

Voi poveri rimarrete sempre poveri – di Ulrich Zanconato

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Ulrich Andreas Zanconato.

Questo è il messaggio della puntata “Ricchi e Poveri” della trasmissione Presa Diretta andata in onda su Rai Tre lo scorso lunedì 2 settembre. A meno che, ovviamente, che i poveri non si battano per la tassa patrimoniale, l’apparente soluzione di tutti i mali.

Peccato però che si sia persa un’occasione: i giornalisti di Presa Diretta avrebbero avuto la possibilità di comunicare un messaggio diverso, positivo e di speranza per i tanti giovani italiani che faticano a ottenere un’educazione di qualità prima e un buon lavoro poi. 

Io sono lo studente che è stato intervistato di fronte alla London School of Economics e che, grazie al sapiente lavoro dei tecnici di Presa Diretta, appare come il rampollo di super ricchi in grado di finanziare studi costosissimi e una lussuosa vita londinese, per diverse migliaia di sterline al mese, al proprio figlio. La realtà però è un’altra. Non sono, ahimè, figlio di ricchi o super ricchi. Come avevo raccontato alla giornalista Elena Stramentinoli, gli studi legali inglesi pagano la retta agli studenti che inizieranno poi a lavorare per loro. E danno loro anche qualcosa in più per finanziare la costosa vita londinese (dove me la cavo comunque con circa 800 sterline al mese, non le migliaia di cui si parla nella trasmissione). Avevo inoltre raccontato che lavoro parallelamente ai miei studi, così come ho lavorato prima di laurearmi a ventiquattro anni in giurisprudenza a Monaco di Baviera. Cosa che mi ha permesso di accumulare esperienza lavorativa e mettere da parte dei soldi.

Sono stato anche aiutato dai miei genitori, è vero. Ma è una colpa essere aiutato da genitori che, loro sì senza alcun aiuto, hanno iniziato come me la carriera all’estero e sono poi tornati in Italia a lavorare in primis per pagare le tasse, e con quello che avanza vivere e mettere da parte qualcosa per i figli?

La mia esperienza non ha però suscitato l’interesse dei giornalisti di Presa Diretta. Non era infatti funzionale al lavaggio del cervello in favore della tassa patrimoniale che intendevano perpetrare ai danni del pubblico di Rai Tre.

Scopo di cui ero peraltro all’oscuro. Quando sono stato contattato per l’intervista mi era stato raccontato che Presa Diretta stava preparando una trasmissione sui giovani italiani che studiano all’estero e cercano opportunità per un futuro migliore. Ero quindi felice di mostrare ai miei coetanei italiani che esiste la possibilità di avere un’educazione di qualità anche quando non si hanno genitori super ricchi.

La maggior parte dei giovani italiani, fra cui molti miei amici, va all’estero per fuggire un Paese dove la libertà economica è bassissima (l’Italia si classifica all’ottantatreesimo posto nell’Index of Economic Freedom, appena dietro all’Arabia Saudita e ad anni luce da Germania e Gran Bretagna). Senza libertà economica la mobilità sociale non può esistere, a tutto vantaggio di chi già occupa i piani alti o comunque posizioni garantite, come i dipendenti pubblici con il loro posto fisso. Non stupisce quindi che la televisione pubblica voglia trasmettere un messaggio a favore di più tasse, in modo che lo Stato abbia più risorse da distribuire ai suoi dipendenti e alla miriade di banchieri e imprenditori che, anziché operare in un mercato libero, preferiscono ripararsi dalla concorrenza e vivere di favori reciprochi scambiati con la classe politica.

Mi ero illuso di poter raccontare una storia diversa, e invece i giornalisti di Presa Diretta mi hanno utilizzato per il loro scopo. A tutti i miei coetanei italiani in cerca di un futuro migliore, dove contano solo i loro meriti, consiglio di non demoralizzarsi: non ascoltate chi attraverso le tasse già sottrae ai nostri genitori più del 50% del loro reddito, non ascoltate chi attraverso una miriade di leggi ci ha privato della nostra libertà, ma cogliete le opportunità offerte dal mondo globale e lavorate per un futuro migliore.

5
Set
2013

Omaggio a Ronald Coase. Analisi economica e giustificazione del diritto

Nel primo degli omaggi a Ronald Coase pubblicati in questo blog, Carlo Stagnaro ha scritto che “la sua idea di fondo è che gli economisti avessero perso la bussola a causa di un eccesso di astrazione”. La ricaduta del pensiero di Coase nel mondo del diritto si deve a questa stessa idea e può sintetizzarsi, similmente, in un acquisito scetticismo verso l’eccesso di astrazione della legge e delle sue finalità.

Grazie all’approccio di Coase ai fenomeni dell’economia, nelle scienze giuridiche si è sviluppato un metodo di indagine del diritto più interessato alla effettiva praticabilità delle regole giuridiche che non alla loro teorica desiderabilità.

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4
Set
2013

Microsoft, Vodafone e la battaglia globale delle data company.

Grandi venti di cambiamento colpiscono il settore mobile mondiale. Negli ultimi giorni due grandi operazioni sono state concluse, riprendendo quella verve che era stata caratteristica del settore tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio.

Vodafone ha venduto per 130 miliardi di dollari il 45 per cento di Verizon Wireless, dimostrando le grandi capacità di Vittorio Colao, CEO del gruppo britannico, che ha saputo indubbiamente vendere “al momento giusto e al prezzo giusto”.

Nel frattempo Microsoft ha comprato parte di Nokia per poco più di 7 miliardi di dollari, dimostrando che internet e mobile sono ormai un unico mercato. Quello che ormai sembra ovvio, in realtà è una tendenza che si è andata consolidando solo negli ultimi anni, come anticipavamo nel “Rapporto sulla telefonia Mobile”, libro pubblicato per IBL libri nel 2009. Read More

4
Set
2013

L’accordo Confindustria-sindacati ovvero il “patto per la Concertazione”

pubblicato su L’Intraprendente

“Patto di Genova”, “intesa per la crescita”, “storico accordo”. Così la quasi totalità della stampa italiana ha accolto l’accordo firmato a Genova, in occasione della festa nazionale del Pd, tra la Confindustria e la Triplice sindacale Cgil, Cisl e Uil. L’Unità “Il patto tra impresa e lavoro” l’ha messo addirittura in prima pagina. Nel documento – dal titolo Una legge di stabilità per l’occupazione e la crescita – Squinzi, Angeletti, Bonanni e Camusso si schierano apertamente dalla parte di Letta («la governabilità è un valore da difendere, perché vuol dire stabilità, condizione determinante per riavviare un ciclo positivo») e attaccano la cancellazione dell’Imu che «ha sottratto risorse che sarebbero state meglio impiegate per misure più efficaci per il rilancio delle imprese e il sostegno dei lavoratori».

Sul fronte delle proposte l’accordo è un vaste programme che si articola su tre pilastri: politiche fiscali, politiche industriali ed efficienza della spesa pubblica. Sul primo fronte «occorre un sistema fiscale efficiente, semplice, trasparente non ostile all’impresa e al lavoro», va ridotto il prelievo sui redditi da lavoro, tagliata l’Irap per la componente sul lavoro, stabilizzata la detassazione per l’incremento della produttività e proseguita la lotta all’evasione per abbassare la pressione fiscale. Sul lato delle politiche industriali bisogna aumentare gli investimenti per l’innovazione, implementare interventi per la green economy e creare «un fondo per la ristrutturazione industriale con la partecipazione di Cdp» (che è il sogno più volte confessato dalla Camusso di trasformare la Cassa depositi e prestiti in una nuova Iri). Per quanto riguarda la spesa i sindacati di categoria chiedono l’abolizione delle provincie, l’accorpamento dei piccoli comuni, l’applicazione dei costi-standard e una revisione della spesa che punti all’efficienza senza seguire la logica dei tagli lineari.

Meno tasse e più investimenti, meno sprechi e più efficienza, meno spesa ma senza tagliare i servizi e interventi di Cdp per ristrutturare le aziende, il tutto attraverso la «creazione di una cabina di regia – ha dichiarato Squinzi – con tutte le forze economiche, sociali e finanziarie», che si può tranquillamente tradurre con “concertazione”. In poche parole si propone di fare tutto ciò che da anni bisognerebbe fare e che mai si è fatto, ma ancora una volta seguendo un metodo, quello dell’apertura di “tavoli” e “cabine di regia”, che non ha mai portato a nulla. La follia, diceva Albert Einstein, sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi.

4
Set
2013

Aeroporti tra le nuvole — di Ivan Beltramba

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Ivan Beltramba.

Bolzano, la splendida capitale della Provincia Autonoma di Bolzano, ha anche un aeroporto (http://www.abd-airport.it/) e ben 4 coppie di voli che la collegano a Fiumicino. I voli sono in co-produzione AZ-F7, cioè Alitalia e Darwin Airline di Lugano.

Con una pista di 1275 metri, potete immaginare che aerei lo possano utilizzare, e dai numeri che si trovano sul sito di Assaeroporti, non è che ci sia grande affollamento al check-in (2.308 passeggeri da gennaio a giugno 2013, 45.328 nel 2012, www.assaeroporti.it ).

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3
Set
2013

Un metodo diverso per la legge di stabilità, risparmiateci altri guai

I pochi giorni seguiti al provvedimento con cui il governo ha rimodulato l’IMU e ha rifinanziato la CIG salvaguardando altri esodati, hanno dato una dimostrazione salutare. Hanno mostrato che la coperta della finanza pubblica è corta. Terribilmente corta. E che l’espressione “a parità di gettito”, sin qui intoccabile per il Tesoro, porta ormai a infrangersi contro un muro. Abbiamo scritto e documentato dal primo momento come le coperture delle misure assunte smentissero la promessa di non tartassare ulteriormente i contribuenti, ed è quanto puntualmente emerso quando tutti hanno esaminato i testi. Si tratti degli aggravi alle imprese per pareggiare meno imposte sulle seconde case, o del taglio retroattivo delle detrazioni per le polizze vita e infortuni che alza l’Irpef, il metodo si è rivelato tanto fragile che ieri per primo il viceministro dell’economia Fassina ha proposto la marcia indietro: ripristinare i prelievi sulle seconde case per ridare un po’ di fiato alle imprese.
Ma in verità questo gioco dell’oca sulla sostituzione di entrate con altre entrate, “a parità di gettito”, appunto, non porta più da nessuna parte. A maggior ragione alla luce del dato del fabbisogno pubblico di agosto diramato ieri, un dato che è in peggioramento. Non è possibile seguire lo stesso metodo per coprire il mancato innalzamento dell’IVA. Né si può ovviare con il ricorso a sforbiciate qua e là di qualche centinaio di milioni di spesa pubblica. Anche questo è avvenuto con il decreto. E ovviamente ha aggiunto altra benzina sul fuoco, apprendere dell’azzeramento del fondo per la detassazione dei salari di produttività, quando è proprio questo il tallone di Achille dell’economia reale italiana.
No, la strada da seguire è un’altra. L’occasione per farlo, entro poche settimane, è la legge di stabilità, che seguirà di pochissimo l’esito delle elezioni tedesche. Ma prima di fare qualche cifra, una cosa va detta. E’ il metodo, che va cambiato. E quando si dice “cambiato” non bisogna pensare ai pochi mesi di vita del governo Letta, ma a tutte le leggi finanziarie alle quali siamo abituati da molti anni.
Un segnale in vista di tale nuovo metodo è venuto ieri, con il documento firmato insieme da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. Tre sole cartelle e mezzo, non un rituale verboso papiello. Imprese e sindacati chiedono insieme misure che tutti riconoscono essere le più giuste, per rilanciare la crescita. Meno imposte su lavoro e imprese, iniziando a incidere energicamente l’IRAP. Meno costi dell’energia – ma non ricorrendo ai fantasiosi bond per finanziarne gli sgravi, cioè ad altro debito pagandoci sopra anche gli interessi, come pensa il ministro Zanonato. Incentivi per agevolare gli investimenti, la ricerca e l’innovazione. Un fondo per la ristrutturazione industriale e un’unica cabina di regia per le crisi aziendali e di settore, come per la bonifica dei siti tipo ILVA.
Il metodo nuovo consiste nel fatto che imprese e sindacati non chiedono solo questi interventi, che esigono risorse. Dichiarano esplicitamente che le coperture vanno trovate mettendo mano allo sbilenco rapporto tra Stato e Autonomie – cioè modificando il Titolo V° della Costituzione – e rivedendo in profondità struttura della Pubblica Amministrazione e della spesa pubblica. Giusto.
Il premier Letta ha immediatamente apprezzato il documento. Ma se è così, allora alla legge di stabilità – lo strumento per cercare di realizzare almeno qualcuna di queste innovazioni – bisogna arrivare con una proposta chiara agli italiani. Non serve una finanziaria in cui risicati saldi per stare sotto il 3% di deficit – sia pure con i modesti “abbuoni” strappati in Europa – siano frutto della tetragona alchimia della Ragioneria Generale, maestra nel dover limare poste di entrata e di spesa, sostituendosi a una politica che non riesce a scegliere. Al contrario, è prima del varo della finanziaria che il governo dovrebbe indicare pubblicamente le sue grandi opzioni di fondo.
Una sorta di grande consultazione pubblica. Non per stare nei limiti europei, ma per scegliere quale opzione più coraggiosa percorrere, per rilanciare la crescita. Si alimenta da anni la convinzione che meno rilevanti siano le “manovre” finanziarie, meglio sia. Perché agli occhi degli italiani il termine “manovra” identifica ormai automaticamente l’effetto che sempre ne è venuto: la “stangata”. Ed è così perché a salire sono stati insieme spesa e tasse, la spesa pubblica al netto degli interessi del 68% in 13 anni, e le entrate del 58%.
Il metodo nuovo consiste invece nel dire “cari italiani, c’è una prima opzione per una legge di stabilità che tagli un punto di Pil, 15 miliardi, di pressione fiscale su lavoro e imprese, e questi e questi sono i tagli che vi indichiamo per finanziarli. Ma c’è poi una seconda ipotesi, quella che a tutti converrebbe, che raddoppia almeno la scommessa visto che dobbiamo coprire anche il mancato aumento IVA. Fino a 2,5 punti di Pil di minor pressione fiscale, e questi e questi sono i i tagli aggiuntivi che proponiamo perché la cosa si possa fare senza incorrere in una nuova procedura d’infrazione europea.” Dire questo prima di scegliere, significa trarre anche un’altra preziosa lezione dal passato. Credere di assumere tagli nella notte di un Consiglio dei ministri, senza averli prima “incatenati” pubblicamente al risultato, significa dimenticare che puntualmente non reggono in Parlamento.
Dopo anni di esame e studio della spesa pubblica, non c’è bisogno di nuove commissioni di studio per sapere dove trovare uno, due, tre punti di Pil di spesa pubblica tagliabile con effetti non recessivi, da portare operò a riduzione immediata delle entrate e non a copertura di nuove spese, come sempre è avvenuto sin qui. Il 9% di Pil in costi intermedi della PA, cioè in forniture, e stiamo parlando di 140 miliardi di euro, non si riduce con microestensioni annuali del ruolo della Consip, che a malapena gestisce 30 miliardi di acquisti, ma con una svolta energica. La PA non ha bisogno di sanare solo i suoi precari, ma di rivedere a fondo i compensi apicali e della dirigenza, fuori linea rispetto agli standard europei. Le oltre 7mila società partecipate e controllate a livello locale, in continuo aumento, non si ridicono nel numero e costi se non con una grande decisione pubblica condivisa. Senza parlare poi dei tanti miliardi in incentivi a nicchie di garantiti, e ce ne sono eccome, nella bolletta elettrica come a favore delle grandi società pubbliche.
Ci faccia un pensierino, il premier. Invece della solita finanziaria che parte a sorpresa e diventa in tre mesi una sagoma sforacchiata, una legge di stabilità presentata in anticipo a italiani, imprese e lavoratori, con cifre coraggiose e chiare a tutti. Perché tutti sappiano da subito che, se vi sarà chi protesta per questa o quella spesa in meno, i più avranno i vantaggi delle imposte sul lavoro che scendono. Ci vuole coraggio? Sì. Ma è facendo ciò che si ha paura di fare, che spesso si risolvono i guai peggiori.

3
Set
2013

Omaggio a Ronald Coase, l’economista curioso

Ieri è scomparso Ronald Coase, premio Nobel per l’Economia nel 1991. Il suo contributo al progresso della scienza economica è incalcolabile. Non c’è modo migliore di ricordarlo che citando il suo discorso di fronte all’Accademia di Svezia:

Non ho fatto alcuna innovazione nell’alta teoria. Il mio contributo all’economia consiste nell’aver stimolato l’inclusione nella nostra analisi di aspetti del sistema economico che, come il postino nel racconto di Padre Brown, L’uomo invisibile, di GK Chesterton, tendenzialmente vengono ignorati.

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