Internet: “albergo del demonio”? (prima parte)
In un’epoca che impone semplificazioni concettuali di dubbia consistenza, il rischio di confondere lo strumento con il cattivo uso che di esso viene fatto è molto alto. Così, ad esempio, il libero mercato viene demonizzato perché spregiudicatezza e malaffare ne sarebbero gli elementi connotanti. Non si riflette sulla circostanza che non è il mercato a essere sbagliato, se fattori distorsivi ne impediscono il buon funzionamento; se l’imposizione fiscale è sempre più opprimente; se una burocrazia tanto radicata quanto straripante agevola una corruzione oltremodo diffusa. Sulla base di premesse così mal poste, si reputa quindi che la strada migliore sia quella di una regolamentazione ancor più invasiva dell’ambito considerato. In tal modo, la situazione viene ancor più aggravata con regole mutevoli e complicate, che non creano di certo un ambiente favorevole alla competizione sana, cioè idonea a premiare i migliori; al contempo, una giustizia dai tempi lenti e indeterminati, nonché sanzioni di incerta applicazione, non inducono alla fiducia nel sistema.