Le quote della Banca d’Italia, il prelievo “alle banche” e il Barone di Münchhausen—Carlo Amenta e Paolo Di Betta
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Carlo Amenta e Paolo Di Betta.
La storia della rivalutazione e della tassazione delle quote di Bankitalia possedute dalle banche emana l’acre odore del capitalismo di relazione (crony capitalism).
In questo caso, i legami non sono sotterranei e poco trasparenti fra soggetti istituzionali, imprenditori e banche. Leggendo le dichiarazioni fatte dal (già) Ministro del tesoro Saccomanni, è evidente che anche la Banca Centrale Europea e la Banca d’Italia erano d’accordo con l’operazione. D’altronde, il Governatore Visco ha dichiarato che così si rafforza l’indipendenza della Banca. “La riforma ribadisce che l’assemblea dei soci e il consiglio non hanno alcun potere di intervento nelle funzioni della banca.” Tutti sono riuniti en plein air per assolvere al supremo perseguimento dell’interesse nazionale: garantire l’indipendenza della banca, rafforzare patrimonialmente le banche, e visto che ci siamo, prelevare un miliardo di euro e più dalle banche.