Meno Stato e più mercato, anche nel settore culturale
All’articolo di Angelo Miglietta sui danni provocati dalla gestione pubblica del nostro patrimonio culturale (che abbiamo ripubblicato QUI), ha risposto in maniera critica Severino Salvemini (QUI). Sempre su Management notes.it è ora uscito un nuovo intervento sul tema, che vi proponiamo.
I recenti articoli scritti da Angelo Miglietta e Severino Salvemini stimolano a confrontarsi con le loro tesi e a svilupparne alcuni punti. Se Miglietta auspica un maggior ricorso a strumenti di mercato per la gestione del patrimonio e delle attività culturali, Salvemini afferma che non bisogna guardare al “mercato come modalità salvifica per fare del Bel Paese una nazione finalmente moderna nella valorizzazione del suo patrimonio artistico”.
Salvemini comincia la sua argomentazione rispolverando il concetto di “bene meritorio” applicato alla cultura. L’utilizzo di simili categorie (oggi è in auge quella di “beni comuni”, i quali comprenderebbero pure i beni e le attività culturali; non a caso gli occupanti del Teatro Valle avevano promosso la costituzione della Fondazione Teatro Valle Bene Comune) si propone di trovare una ragione fondante dell’intervento pubblico. Pur avendo grande fascino per la loro supposta base scientifica e per la semplicità con cui è possibile etichettare (con due parole) gran parte dello scibile umano, la loro indeterminatezza è produttrice di grandi equivoci.