8
Giu
2026

Una questione di orizzonte. Alle radici della denatalità

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Giorgia Pinelli uscito oggi su Lisander

Sto seguendo con interesse il dibattito aperto da Marco Valerio Lo Prete su Lisander. In particolare, quando Roberta Modugno parla di “fine del futuro” e della sfiducia che l’accompagna, è difficile non pensare all’incipit di The Children of Men di P. D. James (1992): «Oggi, 1 gennaio 2021, tre minuti dopo mezzanotte, l’ultimo essere umano nato sulla terra è rimasto ucciso in una rissa in un bar di un sobborgo di Buenos Aires. Aveva venticinque anni, due mesi e dodici giorni». Il romanzo dipinge un distopico XXI secolo in cui la specie umana ha semplicemente smesso di nascere per l’improvvisa e inspiegabile infertilità del seme maschile su scala globale.

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8
Giu
2026

Ciò che scarseggia davvero è la possibilità di esercitare i propri diritti riproduttivi

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Chiara Saraceno uscito oggi su Lisander

Il crescente, e apparentemente irreversibile, invecchiamento della popolazione è entrato nel dibattito pubblico, non solo in Italia, non solo tardivamente, ma prevalentemente da una prospettiva che definirei societaria, ovvero delle conseguenze presenti e future per le società coinvolte, in molto minor misura dal punto di vista dei diritti riproduttivi delle persone. Se non si devono più, almeno nelle società democratiche sviluppate, fare figli perché siano un sostegno per la vecchiaia e neppure “per la patria”, li si dovrebbero fare per la sostenibilità del welfare o per sostenere lo sviluppo economico e la capacità di innovazione. Non vi è dubbio che – in Italia in modo più accelerato che altrove in Europa – il quadro demografico presenti forti problematicità rispetto a queste e altre dimensioni, richiedendo di incominciare già ora ad attrezzarsi per affrontarle. Anche se vi fosse in tempi brevi una sostanziosa ripresa della fecondità, i suoi previsti benefici sul piano della capacità di innovazione e di tenuta dei conti pubblici infatti si avrebbero solo dopo due-tre decenni, mentre nel frattempo l’aumento della popolazione in età minore aumenterebbe il tasso di dipendenza.

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4
Giu
2026

La sindrome del maggiore Scarampi e la paura di decidere nella Pa

Riflessioni dopo il monito di Cassese alla Corte dei Conti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Stefano Emanuele Pizzorno

Questo è lo scenario. Siamo nel novembre 1917, la battaglia del Piave è in corso. Il maggiore Scarampi, ufficiale d’artiglieria dislocato nel settore del Grappa, a un certo momento si accorge che i soldati austro-tedeschi stanno avanzando verso il Colle dell’Orso con il rischio di far crollare l’intera linea. Non esita. Ordina all’artiglieria di far fuoco, fermando i nemici. Il problema era che dopo Caporetto le munizioni scarseggiavano ed era stato vietato di far sparare l’artiglieria senza autorizzazione dei comandi superiori. Quindi il bravo Scarampi aveva salvato la situazione ma aveva violato le direttive.

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1
Giu
2026

La cultura della denatalità

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Emma Fattorini uscito oggi su Lisander

L’8 aprile del 2023 fece molto discutere una nota dell’ISTAT. La notizia era che il tasso di nascita in Italia aveva raggiunto il livello più basso dal 1861 e che, con questo andamento, gli italiani nel 2070 sarebbero stati undici milioni in meno. Cifra che l’ONU considerava peraltro molto ottimistica, perché basata sull’ipotesi che il tasso di natalità per donna restasse almeno all’1,5.

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28
Mag
2026

I figli delle madri non nate

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Giuliano Cazzola uscito oggi su Lisander

Seguo con molto interesse il dibattito su Lisander sulla questione demografica che, giustamente, viene indicata come una grande emergenza (non solo) nazionale. È una consapevolezza abbastanza recente che viene dopo decenni di sottovalutazione, se non persino di ignoranza.

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25
Mag
2026

La fine del futuro

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Roberta Adelaide Modugno uscito oggi su Lisander

Perché una coppia decide di avere un figlio? Per aumentare la popolazione del proprio paese? Per salvare la cultura e la civiltà della propria parte di mondo? Probabilmente no. Perché si mettono al mondo figli? Perché è bello, perché è una delle gioie più grandi che l’essere umano possa provare. Avere un figlio proietta necessariamente verso il futuro, dà un senso alla nostra finitezza o, forse, ci proietta al di là della nostra finitezza, in una dimensione progettuale unica. Non solo. É un atto creativo sublime, è pura vitalità, è vita che reclama la vita che ci è stata donata.

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21
Mag
2026

La maternità come speranza per il futuro

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Monika Grygiel uscito oggi su Lisander

La Polonia è tra i paesi europei che stanno maggiormente promuovendo una politica di sostegno alla natalità e alla famiglia. Come ha illustrato in modo approfondito Olivier Bault nel suo ultimo intervento, il governo polacco da diversi anni continua a varare misure di sostegno economico e fiscale alle famiglie con figli. Inoltre, la restrizione legislativa sull’interruzione volontaria di gravidanza mira a proteggere la vita del nascituro considerato individuo ma anche cittadino. Ed è certamente controcorrente nel mondo di oggi il riconoscimento della fertilità come questione pubblica e non solo privata. La famiglia è ritenuta fondamento della società e della nazione.

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18
Mag
2026

Politica natalista in Polonia (2015-2025): bilancio di un fallimento annunciato

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Olivier Bault uscito oggi su Lisander

Gli esempi polacco e ungherese insegnano una lezione di bruciante attualità: non tutte le politiche nataliste si equivalgono, e ciò che determina l’efficacia degli aiuti finanziari è il modo in cui essi vengono mirati. Le misure più efficaci sono quelle che permettono alle giovani madri di rinviare il loro ritorno sul mercato del lavoro, garantendo loro una compensazione di reddito sufficiente durante i primi anni di vita del bambino. Ma anche questo non basta. Il calo della natalità in Europa centrale e occidentale è innanzitutto la conseguenza di profondi cambiamenti culturali: crescita del consumismo e dell’individualismo, diminuzione della pratica religiosa tra i giovani, priorità data alla carriera professionale, rinvio dell’età del matrimonio. Di fronte a queste dinamiche di fondo, i trasferimenti finanziari, per quanto generosi possano essere, possono al massimo attenuare i sintomi di un male più profondo. La Polonia, che ha introdotto a partire dal 2016 uno dei programmi di sostegno alla famiglia più ambiziosi della sua storia, ne fornisce la prova.

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15
Mag
2026

Il mercato e lo Stato

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Daniele Vecchi

The reason so many people misunderstand so many issues is not that these issues are so complex, but that people do not want a factual or analytical explanation that leaves them emotionally unsatisfied. They want villains to hate and heroes to cheer – and they don’t want explanations that fail to give them that (Thomas Sowell).

Il raggio d’azione della politica continua ad espandersi, invadendo progressivamente sempre più ambiti della vita pubblica e privata. Un crescendo praticamente inarrestabile, originato da un modus operandi molto chiaro: tutto diventa emergenza, prevale l’emotività, si prendono decisioni populiste e non ragionate, il ruolo dello Stato si espande [1]. Ex post, i risultati interessano a pochi e comunque anche quando se ne discute la giustificazione diventa “….ma c’era un emergenza, bisognava agire”. Vale per la sanità, per l’economia, per il clima, per l’immigrazione, per la viabilità, per la fiscalità e le finanze pubbliche, per la sicurezza, per il petrolio per citare alcuni ambiti. È diventata una strategia operativa apparentemente inarrestabile.

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